ROMA-E’ il Fognini-day, in tutto e per tutto. Così come lo scorso, quando al secondo turno batté il numero 1 del mondo, lo scozzese Murray, il ligure si è esaltato di nuovo sui campi in terra del Foro Italico compiendo un miracolo sportivo o quasi. Si perchè battere l’austriaco Thiem, numero 8 del mondo (contro il 21 dell’azzurro) e 6 del seeding, diventato la bestia nera dell’attuale number two Rafa Nadal (lo spagnolo sulla terra in un anno ha perso solo due volte, a Roma nel 2017 e a Madrid la settimana scorsa, in entrambi i casi contro l’austriaco), non è cosa da poco. Ma lo sapevamo che Fognini è in grado di esaltarsi contro i forti e di deprimersi (imprecando e oltre) contro i deboli, in una sorta di Robin Hood della racchetta, che “ruba” ai ricchi le vittorie per poi donare gentilmente il ricavato ai poveri. Fatto sta che i tre set occorsi per battere Thiem sono stati comunque duri, più di due ore di tennis ad alti livelli, tecnici, d’intensità ed emotivi, per la presenza in tribuna della Signora Fognini, al secolo Flavia Pennetta. Nel primo set l’azzurro è partito forte: 3-1, 4-2 e due palle per il 5-2 che sfumano, e la rimonta del giovane avversario (24 anni contro i quasi 32 del ligure) che diventa realtà sul 4 pari. Ma qui, chissà per quale motivo, forse appagamento o semplice pausa riflessiva, Thiem commette tre errori che consentono a Fognini di breakkarlo di nuovo, e di chiudere il primo set 6/4 con un rovescio andato a morire sulla riga. Il pubblico si infiamma, la maglietta nera col fulmine rosso in verticale pare accendersi ancor di più. Ci pensa però l’austriaco, nella seconda frazione, a spegnere gli ardori agonistici del “Fogna”; break in apertura di set e via, liscio come l’olio, fino al conseguente 6/1. Un set pari, tutto da rifare. Ma i bollenti spiriti del ligure sono ancora ben visibili. Diventa interminabile (13 minuti) il sesto gioco in cui l’azzurro si vede annullare dall’austriaco ben cinque palle del 4-2, e sul 3 pari è Fognini ad annullare prima col servizio e poi col diritto due pericolose palle break del suo avversario. Si rischia il tutto per tutto e all’ottavo game ecco la svolta; Thiem catapulta un diritto in rete e Fognini spezza l’equilibrio in campo, vola 5-3 e finisce la contesa in suo favore con un ace esterno vincente. “Finalmente ci siamo capiti col pubblico”, ha iniziato a commentare Fognini a fine match, “Adesso mi capiscono, li capisco. Nel 2014 arrivavo qui da Top15, dopo la vittoria su Murray a Napoli. Le aspettative erano tante, e giocai una partita orribile. Non dimenticherò mai che sono uscito tra i fischi”, ha ricordato l’azzurro a proposito di quella brutta sconfitta contro Rosol. Dall’anno successivo però le cose sono andate meglio, e ora il feeling pare essersi instaurato sul serio. E poi la sua famiglia. “Festeggeremo il suo primo compleanno qui a Roma”. Sarebbe carino festeggiare anche l’entrata nei quarti di finale; per arrivare lì però Fognini deve battere lo scorbutico 28enne tedesco Peter Gojowczyk (detto “Gojo” dagli amici), numero 53 del mondo (49 best ranking), uno che pare sempre giocare sul veloce, tanto i colpi di controbalzo e la sua voglia di attaccare e di accorciare gli scambi da fondo che ha mostrato nei precedenti turni. Perché vale la pena ricordare che il teutonico, al Foro Italico, dopo un buon inizio di stagione (finale a Delray Beach ma a fine 2017 primo titolo in  carriera sull’indoor di Metz) e un pessimo prosieguo con 5 uscite consecutive ai primi turni, ha fatto fuori uno come Sam Querrey, che non è proprio scarso (12 del seeding) e poi la promessa Sonego, dando l’impressione di buona solidità fisica e mentale. D’altronde per un bavarese di Monaco, tifoso del Bayern come lui, essere granitico è un imperativo. A Fognini il compito, che sulla carta non pare proibitivo, di scardinare il muro tedesco.

Andrea Curti