di DANIELE POTO

 

Nel momento più alto del favore elettorale del Pci di Berlinguer un votante su tre si professava comunista. Oltre 40 anni dopo c’è la stessa proporzione ma in favore della Lega. Il dato rivela il cambiamento antropologico degli italiani secondo il profilo disegnato dal Censis. L’italiano è incattivito, impaurito, preoccupato per la propria sicurezza (anche se le statistiche ci confermano che viviamo in un Paese più sicuro), rinserrato nei propri pregiudizi, facile preda del mito dell’uomo forte in questo momento impersonato da Salvini. Nonostante le varie cadute nella fase pre-elettorale la Lega ha invertito i rapporti di forza con il Movimento Cinque Stelle, cannibalizzato dal contratto di governo. Bene ricordare comunque che il risultato dovrebbe riverberarsi sul puro assetto degli equilibri europei e non sulla governance italiana. Per quella hanno deciso le politiche del 4 marzo 2018. Dunque il rovesciamento degli equilibri di forza tra Parlamento e Senato è una forzatura da marketing politico. Certo, ora la Lega aumenta il suo potete induttivo per forzare le riforme che vuole condurre in porto. Più che la flat tax l’autonomia delle regioni del nord (presupposto per una vera e propria spaccatura del Paese) e la Tav. Nel recupero del Pd non c’è da stupirsi. Allontanato Renzi una fascia di elettori borghesi si è riavvicinata al suo partito tradizionale che riscuote consensi al centro e non nelle periferie. Zingaretti si è riaccostato al centro accettando i voti di Cirino Pomicino, la riconversione di Calenda, ex confindustriale, reimbarcando rami e rametti di Leu e Mdp. Dunque quel 3-4% in più è facilmente spiegabile e non rappresenta un vero successo elettorale anche se certifica il sorpasso sul partito che fu di Grillo. L’unica speranza di rilancio per Di Maio è perseguire con coerenza uno smarcamento a sinistra. Gli italiani forse non hanno ben riflettuto sul valore del reddito di cittadinanza, riforma ancora non pienamente a regime. Lo statista peraltro è quello che dovrebbe pensare al futuro più che al raggiungimento di un obiettivo immediato.