E’ stato per anni relegato dietro le quinte: una condizione scontata per chi suona la batteria. Phil Collins batterista dei Genesis e come ogni drummers costretto a guardare sempre la schiena dei suoi compagni di band. Soprattutto quella di Peter Gabriel, il frontman della Genesi. Il ruolo in fondo era quello, esaltare con la ritmica “l’agnello che giaceva su Broadway”, era in sintesi il metronomo della grande musica progressive dei Genesis, era in definitiva il sostegno, senza nulla togliere a Steve Hackett, Mike Rutherford, Tony Banks ed altri, dell’Arcangelo Gabriele, fin quando proprio Peter Gabriel decise di allontanarsi, di mollare il gruppo probabilmente dopo avere esaurito la creatività che aveva caratterizzato i Genesis fin li. Dopo la decisione dell’imprevedibile e straordinario frontman, molto fu il disordine nel mondo della “genesi del prog-rock” e molta fu l’indecisione sul sostituto di Peter, cui sarebbe spettato l’arduo compito di non far rimpiangere il genio nato a Chobham il 30 gennaio del 1951. Prove, audizioni, nastri e cassette da ascoltare nell’intento di trovare il cantante adatto al progressive rock dei Genesis. Tanto lavoro, tante ore in studio e poi la soluzione interna: Phil Collins e la sua voce. Si trattava solo di convincere il drummer per anni coperto dal frontman a cantare sul palco davanti al pubblico. Una incredibile novità ed un inevitabile strappo con il passato. Quando accadde fu chiaro a tutti che i vecchi Genesis erano morti, non esistevano più, appartenevano alla storia e cancellati dal nuovo corso. Una scelta che avrebbe inciso notevolmente sui nuovi Genesis perchè dalle ceneri di uno dei più grandi gruppi progressive della storia stava nascendo una pop-band. Dunque altro giro, altra corsa. Meno sperimentazioni e genialità varie, più melodia, musica diversa e nuove armonie. Un atteggiamento che Phil Collins confermerà anche nella carriera solista con le sue ballate pop come Against All Odds, Another Day In Paradise, In The Air Tonight, One More Night e la cover di You Can’t Hurry Love. Canzoni pop o “musica di retroguardia” ma niente a che vedere con le cavalcate e le diavolerie rock-prog di Peter Gabriel: il vero genio dei Genesis.

MAURO CEDRONE