di CRISTIANO SACCHI

Musicista dal talento strepitoso, con doti da vero leader che non ama le luci della ribalta. E’ questo Otis Spann, è questa la fortuna dei grandi artisti ad avere persone così nella propria band. Dal 1951 al 1969 è nel gruppo di Muddy Waters, tra i due la stima è infinita e reciproca, tanto che si chiamano a vicenda “fratello”. Nato il 21 marzo 1930 a Jackson in Mississppi, Otis è figlio d’arte: sua madre suona la chitarra e ha registrato con Memphis Minnie, suo padre è pianista e predicatore. Prende, quindi da subito lezioni di piano, e mostra fin dalla tenera età il suo talento per il blues vincendo un concorso. Nel ’47 si trasferisce a Chicago, dove per sbarcare il lunario lavora come muratore e la sera suona nei club dove conosce musicisti come Big Maceo Merriweather, Little Brother Montgomery e Sunnyland Slim. L’occasione giusta arriva quando incontra Jimmy Rogers, chitarrista di Muddy Waters, e gli racconta che Muddy sta cercando un pianista. Otis accetta all’istante, e da quel momento lui e Muddy legano subito e diventano amici per la pelle. Muddy Waters, Jimmy Rogers, Otis Spann, Little Walter, Elga Edmonds, e in studio il basso di Willie Dixon: questa è la super band icona, la band elettrica di Muddy che sarà la base per il blues moderno ed il rock. Passeranno due anni però, prima che si possa avere testimonianza del piano di Otis in un disco in studio di Muddy, in quanto Leonard Chess non era del tutto sicuro di inserire il suono di questo strumento in una produzione in sala di incisione. Quando Chess finalmente capisce che la via del successo porta oltre il Delta blues elettrificato e verso un sound urbano tutto tondo, Otis inizia ad incidere i primi pezzi. I suoi interventi al piano sono sempre al posto giusto, sono il collante per i vari solisti della band ed assicura un rinforzo importante dal punto di vista ritmico. In questa formazione blues, la più potente di sempre, Otis è il vero direttore musicale: lui è sempre a lavorare sui pezzi da presentare e far imparare a Muddy, e alla fine i meriti saranno del capo, ma a Otis non importa, vuole solo suonare. Passano gli anni, cambia il sound, cambiano gli elementi ma Otis è sempre il fidato musicista di Muddy, ma ad un certo punto avviene la rottura: Mahalie Lucille Jenkins, è ufficialmente la seconda moglie di Otis e vuole cantare, e per incidere con lei il pianista lascia il gruppo. Gli anni ’60 però, conoscono anche l’Otis leader: a Newport si ritaglia uno spazio prima del concerto con Muddy Waters, e un mese dopo è pronto per il suo primo album da solista. Nel ’63 va in tour nel vecchio continente e nel ’64 ritorna in patria con il tour American Folk Blues and Gospel Caravan, e Mike Vernon decide di organizzare per la Decca le session per il suo nuovo disco da solista, insieme al suo amico di sempre Muddy, qui in incognito, che lo aiuta alle chitarre sotto lo pseudonimo di “Brother”. The Blues of Otis Spann è uno dei migliori dischi della sua carriera solista, è blues, boogie, jazz, è un’pò Chicago e un’pò Mississippi, sa di profondo sud, quanto di città. Il lato A si apre con Rock Me Mama, unico brano non scritto da lui in questo disco. Il sound e il mood farà da scuola a molti gruppi inglesi, uno tra tutti John Mayall and the Bluesbreakers, I Came From Clarksdale è sound Delta allo stato puro. Dopotutto come contraddirlo, è scritto nel titolo! Keep Your Hand Out Of My Pocket è un boogie scatenato e danzante, stessa cosa Spann’s Boogie: ricorda le gesta del rock’n’roll di fine anni ’50 con le sue acrobazie tecniche. Sarah Street è uno struggente lamento d’amore slow blues, The Blues Don’t Like Nobody chiude il primo lato: un boggie incalzante, con assoli incisivi e martellanti del piano. Il lato B si apre con Meet Me In The Bottom, altro martellante boogie che risveglia subito l’ascoltatore, Lost Sheep In The Fold è uno slow blues che lascia libero spazio alla voce e al piano di Otis. I Got a Feeling è figlio del più profondo Sud, semplicemente old style, Jangle Boogie ha un suono di piano al limite di un Honky Tonk, se chiudi gli occhi puoi vedere i martelletti danzare sulle corde. T.99 è un altro classico blues dove riemergono le sue radici. Natural Days chiude il disco, altro slow blues dove Otis ci regala ancora un giro danzante sui tasti del suo piano. Il 24 aprile 1970 morirà di tumore al fegato. “Non ci sarà un altro Spann. Lui conosceva la musica meglio di tutti, non ci è rimasto nessuno che sa suonare il blues vero e duro come una roccia” (Muddy Waters). Verrà sepolto senza lapide perché non aveva un soldo.