di CRISTIANO SACCHI

“Janis Joplin canta il blues con la stessa durezza di un nero” (B.B. King). Anche la Joplin fa parte del “club dei ventisette”. Ventisette è l’età che aveva quando è passata a miglior vita. Come Robert Johnson, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain, ventisette anni sono troppo pochi per morire, ma abbastanza per lasciare una traccia nella storia della musica. Nasce il 19 gennaio del 1943 a Port Arthur nel Texas, la madre è una ex cantante soprano e poi insegnante, il padre impiegato alla Texaco. Sarà la madre a incoraggiare l’amore per la musica che mostra da subito. Timida, introversa ma con tanto entusiasmo ed una forte personalità, Janis Joplin trascorre la sua infanzia tra la scuola e i cori in chiesa, ma deve fare i conti con le insicurezze dell’adolescenza: bruttina, grassottella e brufolosa, viene tagliata fuori dallo status quo di “brava ragazza”, ed inizia quindi un percorso totalmente contrario a quello di una normale ragazza adolescente: si veste e si comporta come un ragazzo, e sceglie le sue amicizie tra i ragazzi più estroversi e meno apprezzati dal provincialismo di Port Arthur. Tra questi “diversi” ragazzi, sarà Grant Lyons ad introdurla alla musica folk e a farle ascoltare i dischi di Bessie Smith. La scoperta del suo talento musicale avviene in viaggio con gli amici: vuole cimentarsi con una canzone di Odetta, una cantante folk-blues dell’Alabama. Nel 1960, anno del suo diploma, a scuola ha già la fama di alcolizzata e di ragazza strana, la vita provinciale di Port Arthur le va stretta, “è la città più triste del mondo”, come l’ha definita lei stessa. La voglia di evadere è forte, e nel ’61 Janis è a Los Angeles al Gas House, un pub del quartiere Venice, e poco dopo sbarca a San Francisco, poi il ritorno a casa e poi di nuovo verso altre mete. Austin 1962, è qui che avviene il suo debutto ufficiale in un concerto universitario. E’ il vero punto di svolta della sua vita: inizia a studiare canto e a dedicarsi seriamente alla musica. Nel 1963, fa ritorno a San Francisco, patria del beatnik e dei figli dei fiori e di tutta la cultura americana emergente. In questi primi anni conduce una vita disordinata, tanto che deve rientrare a Port Arthur per disintossicarsi, lontano dalla musica e da tutto. Ci riprova nel ’65, ormai San Francisco è la capitale delle droghe e del rock, dei Family Dog e dei loro party sfrenati attorno ai quali gravitano forti personalità. Chet Helms è una di queste, e chiede alla Joplin di unirsi al suo gruppo: nascono i Big Brother & The Holding Company. Il repertorio della band è un mix di blues che frutta al gruppo un contratto con la Mainstream di Chicago per il loro primo album del ’66. Nel 1967, dopo il festival di Monterey, Janis ottiene un successo di pubblico straordinario e viene quindi messa sotto contratto dalla Columbia, e per loro registra Cheap Thrills che nell’agosto del ’68 diventerà disco di platino in poche settimane. E’ un disco che racchiude tutta un epoca, è il manifesto americano del ’68: la copertina con i disegni di Robert Crumb e i ritratti in versione nera della Joplin, il bollo degli Hell’s Angels di Frisco, Janis con i suoi vestiti da figlia dei fiori. E’ un disco che ti marchia a fuoco e ti cambia già al solo acquisto, e poi arriva il momento di metterlo sotto la puntina del giradischi: ti senti invaso dall’odore e dal calore dell’America afroamericana del blues, della musica rock psichedelica e lisergica, insomma una intera generazione che urla e si ribella al suono della voce di Janis Joplin. Il disco si apre con Combination Of The Two, R&B potente dove la Joplin scalda la voce per il seguente brano, I Need A Man To Love dove mette subito in evidenza le sue doti canori passando dal sussurrato al grido di dolore con una naturalezza al di fuori dal comune. Summertime è un omaggio da brividi a Gershwin, Piece Of My Heart è il suo brano iconico che la consegnerà alla storia della musica definitivamente. Il lato B si apre con Turtle Blues, dove la voce di Janis è totalmente a suo agio nelle asprezze del blues classico, Oh Sweet Mary è un brano rock-lisergico dal carattere prog velatamente pinkfloydiano. Ball And Chain chiude il disco con il botto. Cheap Thrills schizzò subito in vetta alle classifiche e divenne disco di platino nel primo mese. Il 4 ottobre 1970 si spense per sempre per una overdose di eroina, le sue ceneri furono sparse nell’Oceano Pacifico.