ROMA-Settantasei anni e non dimostrarli. Dieci gennaio 1945 è la sua data di nascita in Inghilterra da genitori scozzesi. Grandissima voce, voce “sporca”, roca, espressiva, stridula, in una parola: cartavetrata, quella di Rod Stewart 250 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, successi indiscussi con i Faces, performances indimenticabili con nomi di straordinario peso musicale come John Paul Jones (Led Zeppelin), Mike Fleetwood, Julie Driscoll,Brian Auger ecc. ecc, poi incontra Jeff Beck e Ron Wood. Inizia così il successo che dura praticamente sempre, soprattutto con i Faces, roba forte, marcata indelebilmente dallo stesso Ron Wood (poi nei Rolling Stones), Kenney Jones che rimpiazzerà Keith Moon negli Who e Steve Marriott fondatore degli Humble Pie, insomma una sorta di supergruppo prima di sciogliersi, che ha influenzato le successive generazioni di musicisti con un sound che univa l’enorme interesse dei giovani britannici e americani appassionati del soul e del rhythm and blues. Dopo i Faces, Rod nella sua carriera solista collabora anche con Brian Adams, Stig, Stevie Wonder e tanti altri. Le sue passioni che hanno sempre caratterizzato la sua vita sono state oltre alla musica, le bellissime figure femminili spesso presenti in tutte le sue esibizioni ed il calcio, proprio il calcio che aveva nel sangue sin da bambino e praticato da giovane. Rod Stewart nonostante fosse nato in Inghilterra era ed è tifosissimo della nazionale scozzese e del Celtic. Un amore che non gli ha precluso il Cavalierato di sua Maestà, concesso dal principe William: un’onorificenza di cui va particolarmente fiero come è fiero di amare l’Italia, la nostra penisola che spesso viene a visitare da semplice turista e da leader nei concerti estivi.

MAURO CEDRONE