IL PARTITO DI RENZI SCEGLIE L’AVENTINO!

ROMA- Se il Pd non aderirà, sia pure con formula ibrida alla proposta di governo o, perlomeno di non contrasto, rispetto alla leadership del primo partito italiano, il Movimento Cinque Stelle, diventerà tout court il PDR ovvero il Partito di Renzi con tutti i piccoli vantaggi e i grandi svantaggi del caso. Certo, per un vecchio militante del Pci, magari uno di quei milioni che 42 anni fa, decretarono il successo elettorale sotto il segno di Berlinguer, deve essere una grande diminutio vedere il glorioso partito del 33% ridursi a una fazione di centro che più che il bene del Paese cerca di proteggere quello che rimane del carisma del suo segretario di partito, in arroccamento psico-patologico rispetto alle proprie posizioni. L’elettorato italiano come si sa è in forte regresso con percentuali di partecipazione preoccupanti rispetto al concetto pieno e totalizzante di democrazia. Di più è un elettorato conservatore, altrimenti non si spiegherebbe come Forza Italia, partito decotto, continui a riscuotere consensi importanti. Ebbene in questo contesto il PD è riuscito in un paio di anni a dilapidare il 41% delle europee scendendo al 19% scarso delle politiche, un contro-exploit da brividi, quasi un fenomeno antropologico oltre che una trasformazione di grande interesse per i politologici. Ora quello che rimane di un’aggregazione di centro-sinistra, sempre più spostata al centro, è questione di sopravvivenza. Rimanere sull’aventino, mantenendo una finta integrità che già è stata lesa da patto del Nazzareno, dagli inciuci con Verdini, vuol dire confermare la barra a destra e dare uno schiaffo alla richiesta di governabilità del Paese che viene anche dal Presidente della Repubblica Mattarella. Tra l’altro chi ha cacciato l’Italia in questo guaio è proprio il Pd con la sua controversa legge elettorale: un Rosatellum inventato lì per lì per creare difficoltà al Movimento di Grillo, creando la situazione di stallo tuttora vigente.

 

DANIELE POTO